Omelia del Cardinale Lazzaro You in occasione del 20º Incontro Nazionale dei Presbiteri del Brasile
Aparecida, SP - Brasile
Carissimi,
i testi della liturgia di oggi mi sembrano di grandissima attualità. Ci parlano di tenebre e di luce, della forza della Parola di Dio e della guida dello Spirito e ci mettono davanti una figura straordinaria – Santa Caterina da Siena – che ha saputo soccorrere la Chiesa e la società in un momento di forti difficoltà.
Il Vangelo ci ha parlato di tenebre e luce. Noi viviamo in un momento drammatico, in cui vediamo crollare l’ordine mondiale che – pur tra tanti limiti – ha sorretto la vita dell’umanità in questi ultimi decenni; vediamo allargarsi sempre più il divario tra ricchi e poveri, con intere popolazioni ridotte alla fame e all’indigenza; e vediamo messo a rischio l’equilibrio del pianeta. Sembra rimaner inascoltato il grido di Papa Francesco: Fratelli tutti e Laudato si’ e vengono criticati, con attacchi ingiusti, gli appelli di Papa Leone per la pace.
E viviamo in un momento drammatico pure per la Chiesa, non solo per i tanti martiri del nostro tempo, ma anche per la superficialità e l’inganno di un’antropologia che mette al centro l’individuo e trascura la dimensione dell’alterità e del trascendente. Incontriamo tensioni e polarizzazioni nelle nostre comunità; assistiamo al diminuire delle vocazioni e abbiamo da pentirci per il vergognoso fenomeno degli abusi; sperimentiamo la difficoltà di trasmettere il messaggio del Vangelo al mondo di oggi e siamo scossi, purtroppo, anche da fatti estremi come le angosce che hanno stroncato la vita di fratelli nostri.
Tenebre! Ma proprio in questa situazione ci raggiungono le parole di Gesù nel Vangelo di oggi: «Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre», «non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo» (Gv 12, 46-47). E nel versetto dell’Alleluja: «Io sono la luce del mondo» (cf. Gv 8, 12).
Gesù, la luce del mondo: Lux mundi! Questo è il mio motto episcopale. Ricordo quando è sorta questa luce nella mia vita. La mia famiglia non era cristiana. Mio padre si era smarrito durante la guerra della Corea ed ero cresciuto senza di lui. Ero adolescente e frequentavo una scuola cattolica che portava il nome del primo sacerdote della mia patria: sant’Andrea Kim. Ero affascinato da questa figura e a poco a poco si è fatto strada in me la luce del Vangelo, finché sono stato battezzato all’età di 16 anni, alla vigilia del Natale: era la mia nascita alla luce.
Negli anni successivi, ho sperimentato quanto è vero la Parola di Gesù: «chi segue me, avrà la luce della vita». Più mi donavo agli altri, anche in servizi semplici, e più sperimentavo la gioia e mi trovavo nella luce.
Quando poi, come seminarista, dovevo fare tre anni di servizio militare, sentivo che non potevo tenere per me questa luce. Non erano previsti servizi religiosi nella caserma e tanto meno la Santa Messa. Ho ottenuto dai miei capi di poter svolgere la domenica un incontro sulla Parola di Dio. Abbiamo iniziato in quattro. Alla fine di quell’anno, venti persone hanno ricevuto il Battesimo.
Un secondo binomio: Parola e Spirito. Sono le due realtà che dominano nella Comunità di Antiochia, secondo la lettura dagli Atti degli Apostoli. «In quei giorni, la parola di Dio cresceva e si diffondeva» (12, 24). «Lo Spirito Santo disse: “Riservate per me Bàrnaba e Sàulo per l’opera alla quale li ho chiamati”. […]. Essi dunque, inviati dallo Spirito Santo, […] cominciarono ad annunciare la parola di Dio» (13, 2-5).
Fa impressione il ruolo che la Parola e lo Spirito giocano nella Chiesa delle origini: sono loro i protagonisti, gli attori principali, più dei leader della comunità, più di Bàrnaba, di Simeone e Lucio, di Manaèn e di Saulo. Sono la Parola e lo Spirito a indicare la via: non le pianificazioni e i ragionamenti umani.
Al Dicastero per il Clero – come anche durante i 18 anni di episcopato in diocesi – vengo a contatto con ogni genere di problemi, questioni spesso complesse e grandi sfide. Cerco sempre di ascoltare profondamente e di immedesimarmi con chi ho di fronte. Allo stesso tempo cerco di tendere l’orecchio allo Spirito Santo e chiedo il suo aiuto. E poi dico poche parole, esprimo convinzioni nate dall’esperienza. Invito, spesso, a porre l’accento sulla vita del Vangelo e sul comandamento nuovo di Gesù: l’amore reciproco (cf. Gv 13, 35; 15, 12).
Può sembrare semplicistico fare così, ma in realtà – anche se dopo si devono pure studiare i problemi – non siamo noi a risolvere le cose. Possiamo dare un consiglio, offrire un aiuto, mostrare vicinanza, ma chi sa risolvere le questioni alla radice è il Signore, attraverso la Parola e lo Spirito: la Parola da mettere in pratica, lo Spirito da discernere e da seguire. Come dice appunto il versetto dell’Alleluia: «chi segue me avrà la luce della vita»! La luce nasce dalla vita con Gesù, dall’impegno di seguirlo, lasciandoci orientare dalle sue Parole. Lo conferma la gioia che nasce nelle persone quando ci rapportiamo con loro così.
Siamo abituati, come sacerdoti, a mettere al centro della nostra vita l’Eucaristia. Forse dovremmo fare altrettanta attenzione alla Parola di Dio, a lasciarci guidare dalla Parola e dallo Spirito!
Infine, Santa Caterina da Siena. Caterina è vissuta in un periodo problematico, dal punto di vista civile, con continui intrighi e guerre fratricide; un periodo problematico anche dal punto di vista ecclesiale, con divisioni nella Chiesa e l’esilio del Papa ad Avignone.
Era giovane e donna. Non sapeva scrivere e non aveva nessuna posizione di potere. Quando è morta aveva appena 33 anni. Eppure, ha avuto un grande seguito di personalità della Chiesa e del mondo civile: príncipi e vescovi che si consultavano con lei e seguivano i suoi consigli. Ha dato un contributo decisivo alla vita della Chiesa del suo tempo ed è riuscita a far tornare il Papa a Roma.
Era senza dubbio una donna geniale, oltre che santa. Ha operato con coraggio ed è intervenuta in tante questioni, ma il segreto dell’incidenza della sua azione veniva da Dio. Racconta nel suo famoso libro Dialogo con la divina Provvidenza che Gesù un giorno le ha detto: «Fatti capacità e io mi farò torrente». Vale a dire: apriti e lascia vivere in te la Parola, e allora da te sgorgheranno fiumi di acqua viva (cf. Gv 7, 38).
«Fatti capacità e io mi farò torrente»: un potente invito anche per noi che viviamo in questo tempo complesso e avvolto da tante tenebre, ma nel quale Gesù vuole risplendere come Luce.
«Fatti capacità e io mi farò torrente». Lasciamoci guidare da questa promessa di Gesù a santa Caterina! E affidiamoci per questo anche alla Madonna di Aparecida. Mi fa impressione che la sua immagine, custodita in questo grande Santuario, è così piccola, eppure la sua azione è così potente. E mi fa impressione pure il fatto che quest’immagine era stata scartata ed è stata ritrovata, inaspettatamente, dai pescatori nel vicino fiumeParaíba do Sul.
Facciamoci coraggio, allora, carissimi fratelli e sorelle! Facciamoci capaci della Parola di Dio e dello Spirito, perché Gesù, anche attraverso di noi, possa essere luce del mondo: luce del piccolo mondo delle nostre comunità e luce del mondo globalizzato, dell’umanità intera!