Il Papa ai sacerdoti: siate configurati a Cristo, non siano compiti e risultati a definirvi

Lettera di Leone XIV ai circa 1500 preti partecipanti all’Assemblea presbiterale in corso a Madrid. Il Pontefice riflette sulla figura e sul ruolo del sacerdote in un’epoca in cui “la fede è strumentalizzata e banalizzata” ma si registra un rinnovato senso di "inquietudine". Esorta a esercitare il ministero nella fraternità e nel servizio al prossimo, senza protagonismi, indicando Dio ma non "usurpandone il posto". Celibato, povertà e obbedienza, afferma il Papa, non sono “negazione della vita”

09 febbraio 2026

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano (Da Vatican News)

Ha la forma di una lettera ma la sostanza di una esortazione apostolica sul sacerdozio, sul suo ruolo nella Chiesa e nel mondo di oggi, sul senso anche di celibato, povertà e obbedienza “non come negazione della vita” ma come “modo concreto” per appartenere a Dio, il messaggio che Papa Leone XIV invia agli oltre 1.500 sacerdoti dell’Arcidiocesi di Madrid riuniti in questi giorni per Convivium. Si tratta della grande Assemblea presbiterale che, tra oggi 9 e domani 10 febbraio, vede riuniti, su convocazione del cardinale arcivescovo José Cobo Cano, quanti hanno responsabilità nella capitale spagnola in consigli parrocchiali pastorali, congregazioni religiose, decanati, movimenti e nuove realtà ecclesiali. Quattro i temi sui quali i partecipanti sono chiamati a riflettere, individuati tra i contributi di circa 300 gruppi dell’Arcidiocesi che hanno partecipato a un percorso diviso in tre fasi: la stanchezza e la solitudine del sacerdote; il sovraccarico amministrativo; il rapporto con i vescovi; la revisione delle strutture che possono ostacolare l’evangelizzazione.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA IN SPAGNOLO DI PAPA LEONE XIV

Una riflessione serena e onesta

Un’occasione di “fraternità e unità” questa Assemblea per trattare questioni comuni ma anche “per sostenervi reciprocamente nella missione che condividete”, scrive Leone XIV a tutti i sacerdoti. Quelli che definisce “figli” nell’incipit della missiva e ai quali ribadisce la gratitudine per l’impegno in parrocchie e realtà diverse spesso “in mezzo alla fatica, a situazioni complesse e a una dedizione silenziosa di cui solo Dio è testimone”.

A queste parole di “vicinanza” e “incoraggiamento”, il Papa accompagna una “riflessione serena e onesta” sulla figura stessa del sacerdote nel quadro culturale e sociale odierno. Un quadro da cui appaiono, in molti ambiti, “processi avanzati di secolarizzazione, una crescente polarizzazione del discorso pubblico e una tendenza a ridurre la complessità della persona umana, interpretandola attraverso ideologie o categorie parziali e insufficienti”.

In questo quadro, la fede rischia di essere strumentalizzata, banalizzata o relegata nell’ambito dell'irrilevante, mentre si consolidano forme di convivenza che prescindono da qualsiasi riferimento trascendente

leon-xiv-llama-sacerdotes-madrid-renovacion-espiritual-cristo.png leon-xiv-llama-sacerdotes-madrid-renovacion-espiritual-cristo.png

 

Indifferenza e diverso panorama culturale

A ciò si aggiunge un profondo cambiamento culturale che, per Papa Leone, non può essere ignorato: “La progressiva scomparsa di punti di riferimento condivisi”. Per lungo tempo, infatti, “il seme cristiano ha trovato terreno ampiamente fertile perché il linguaggio morale, i grandi interrogativi sul senso della vita e alcune nozioni fondamentali erano, almeno in parte, condivisi”. Oggi, “questo terreno comune si è notevolmente indebolito” e “molti dei presupposti concettuali che per secoli hanno facilitato la trasmissione del messaggio cristiano hanno cessato di essere evidenti” e, in molti casi, “persino comprensibili”.

Il Vangelo incontra non solo l’indifferenza, ma anche un diverso panorama culturale, in cui le parole non hanno più lo stesso significato e in cui il primo annuncio non può più essere dato per scontato

Nuove inquietudini tra i giovani

Ma non tutto è perduto. Il Successore di Pietro si dice infatti “convinto” che “una nuova inquietudine si stia agitando nel cuore di molte persone, soprattutto dei giovani”. “L’assolutizzazione del benessere non ha portato la felicità attesa; una libertà separata dalla verità non ha generato il compimento promesso; e il progresso materiale, da solo, non è riuscito a soddisfare i desideri più profondi del cuore umano”. Oltre a ciò, “le prospettive prevalenti, insieme a certe interpretazioni ermeneutiche e filosofiche del destino dell’umanità, lungi dall’offrire una risposta sufficiente, hanno spesso lasciato un maggiore senso di stanchezza e di vuoto”. È per questo che molte persone “stanno iniziando ad aprirsi a una ricerca più onesta e autentica” che “le sta riconducendo all’incontro con Cristo”.

Per il sacerdote non è questo, allora, “un tempo di ritiro o di rassegnazione, ma di presenza fedele e generosa disponibilità”, incoraggia il Papa.

Si fa quindi più chiaro di quale tipo di sacerdoti Madrid – e tutta la Chiesa – abbia bisogno in questo tempo. Non certo uomini definiti da una moltitudine di compiti o dalla pressione dei risultati, ma uomini configurati a Cristo, capaci di sostenere il loro ministero attraverso una relazione viva con Lui, alimentata dall’Eucaristia ed espressa in una carità pastorale segnata dal dono sincero di sé

Riproporre il nucleo più autentico del sacerdozio

Non si tratta di “inventare nuovi modelli”, né di “ridefinire l’identità” degli stessi presbiteri. La parola chiave per Leone XIV è “riproporre”: “Riproporre con rinnovata intensità, il sacerdozio nel suo nucleo più autentico: l’essere alter Christus”, attraverso “un ministero vissuto nell'intimità con Dio” e il “servizio concreto alle persone”.

L'immagine della cattedrale

Il Papa corrobora questa sua indicazione attraverso un’immagine, quella della cattedrale dell’Almudena a Madrid, la cui struttura si presta ad un perfetto parallelismo con i punti essenziali del sacerdozio. Già la facciata, evidenzia Leone, è la prima a mostrarsi ma non rivela tutto: “Indica, suggerisce, invita”. Allo stesso modo, “il sacerdote non vive per mettersi in mostra, ma nemmeno per nascondersi. La sua vita è chiamata a essere visibile, coerente e riconoscibile, anche se non sempre viene compresa”.

E sempre la facciata “non esiste per sé stessa” ma “conduce all’interno”. Ugualmente “il sacerdote non è mai fine a sé stesso. Tutta la sua vita è chiamata a indicare Dio e ad accompagnare il cammino verso il Mistero, senza usurpare il Suo posto”. Poi c’è la soglia che “segna un passaggio, una separazione necessaria”: “Prima di entrare, qualcosa rimane fuori – scrive il Papa -. Anche il sacerdozio si vive in questo modo: essere nel mondo, ma non del mondo”.

A questo bivio si trovano il celibato, la povertà e l’obbedienza; non come negazione della vita, ma come modo concreto in cui il sacerdote può appartenere interamente a Dio continuando a camminare tra gli uomini

Casa che accoglie e protegge

“La cattedrale è anche una casa comune, dove tutti hanno un posto”, afferma ancora il Pontefice. “Così è chiamata ad essere la Chiesa, soprattutto verso i suoi sacerdoti: una casa che accoglie, protegge e non abbandona mai”. Ed è così che deve essere vissuta la fraternità sacerdotale: “Come esperienza concreta di sapersi a casa, responsabili gli uni degli altri, attenti alla vita dei fratelli e pronti a sostenersi a vicenda”.

Figli miei, nessuno si senta esposto o solo nell’esercizio del ministero: resistiamo insieme all’individualismo che impoverisce il cuore e indebolisce la missione!

Sorgenti ma anche canali

Addentrandosi ancora nell’architettura della cattedrale individuandone simboli e metafore per il ministero sacerdotale, Leone XIV nella lettera indica le colonne come esempio di una vita – quella del sacerdote - che “non si sostiene da sé stessa” ma dalla “Tradizione viva della Chiesa” e dal “Magistero”. Ancorato a questo fondamento, ogni prete “evita di costruire sulla sabbia di interpretazioni parziali o di enfasi circostanziali, e si appoggia invece sulla salda roccia che lo precede e lo supera”. Invita infine, il Papa, a guardare al fonte battesimale e al confessionale, fulcro dei sacramenti nei quali risiede “la vera forza che edifica la Chiesa”. Sacramenti che sono da celebrare dignitosamente e adeguatamente e che gli stessi sacerdoti hanno bisogno di ricevere, in particolare la confessione.

Non dimenticate che non siete la sorgente, ma il canale, e che anche voi avete bisogno di bere a quell'acqua. Perciò, non trascurate la confessione, tornando sempre alla misericordia che annunciate.

Da qui, osservando le cappelle - ognuna con la sua storia e la differente provenienza artistica ma tutte con lo stesso orientamento – il Papa sottolinea: “Nessuno è ripiegato su sé stesso, nessuno rompe l’armonia dell'insieme”. Questo vale anche nella Chiesa “con i vari carismi e spiritualità attraverso i quali il Signore arricchisce e sostiene la vostra vocazione”.

Invito alla santità

“Guardiamo al centro di tutto, figli miei: qui si rivela ciò che dà senso a ciò che fate ogni giorno e da dove scaturisce il vostro ministero”, è l’esortazione conclusiva di Papa Leone. “Siate - dice ai preti di Madrid e del mondo - adoratori, persone di profonda preghiera” e “insegnate al popolo a fare lo stesso”.

“Siate santi!”