Il Papa a sacerdoti e religiosi della Corea: tra le divisioni, testimoniate riconciliazione

cq5dam-thumbnail-cropped-1500-844.jpeg
05 ottobre 2026

Leone XIV incontra in Vaticano questa mattina, 5 ottobre, sacerdoti, religiose e religiosi coreani a Roma, molti dei quali impegnati nella preparazione nella Gmg di Seoul, e si augura che i giovani ricevano la fede dei martiri, “per portarla sulle strade del mondo”. L'evento mondiale del 2027, è l'auspicio del Pontefice, sia un grande incontro tra memoria e futuro.

I martiri coreani vi rendano “custodi della memoria” della loro testimonianza dalla quale germogliò la fede nel Paese, “testimoni della speranza” per i giovani della Gmg di Seoul 2027 e “artigiani di pace” in una penisola ancora dolorosamente divisa. È la preghiera ai martiri che hanno fondato la Chiesa in Corea con la quale Papa Leone XIV saluta i sacerdoti, le religiose e i religiosi coreani a Roma, nell’udienza di questa mattina, 5 ottobre, nella Sala Clementina del Palazzo apostolico. Un saluto rivolto a quanti, molti dei 170 presenti, sono impegnati nella preparazione della Giornata Mondiale della Gioventù di Seoul 2027, ma anche nel ricordo del 25.mo anniversario dell’inaugurazione della sede del Pontificio Collegio Coreano.

La fede dai martiri ai giovani, per portarla nel mondo

Qui a Roma, sottolinea il Papa, presso le memorie degli Apostoli Pietro e Paolo, la fede che avete ricevuto in Corea “può ricevere nuovo slancio missionario. Venite da lontano, è vero, ma qui siete a casa”. Infatti, ricorda, il Paese asiatico “un tempo terra di missione, è diventata oggi patria di missionari”, nella memoria della fede e del sacrifico dei martiri. Perché “la memoria genera missione e la missione apre alla speranza”.

La prossima Giornata Mondiale della Gioventù renderà visibile tutto questo. Giovani provenienti da ogni parte del mondo arriveranno in una terra dove il Vangelo è cresciuto attraverso la testimonianza dei martiri. Vorrei che fosse un grande incontro tra memoria e futuro: i martiri consegnano la fede alle nuove generazioni e i giovani la ricevono per portarla sulle strade del mondo.

Ascoltate i giovani e camminate con loro

L’invito di Leone XIV a tutti coloro che sono impegnati nella preparazione del grande evento è: “ascoltate i giovani, camminate con loro e aiutateli a scoprire che seguire Cristo non diminuisce la libertà, ma la rende piena; che la fede non restringe la vita, ma le apre un orizzonte più grande”. E a preparare la Gmg con passione, custodendo nel cuore le parole di Gesù: “Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!”. I martiri coreani, per il Pontefice, lo avevano compreso bene: “la loro speranza non dipendeva da circostanze favorevoli, ma dalla certezza che Cristo aveva già vinto”.

La Chiesa in Corea, cresciuta sulla testimonianza dei martiri

Ripercorrendo la storia della Chiesa in Corea, Papa Leone sottolinea che la fede germogliò spontaneamente e si sviluppò anche “attraverso la ricerca sincera della verità di uomini che conobbero i testi cristiani e vollero sapere di più su Gesù Cristo”, fino a desiderare il Battesimo e “dal Battesimo una comunità che ricordava la Chiesa delle origini”. E’ la storia dei martiri sant’Andrea Kim Tae-gon, san Paolo Chong Ha-sang e molti compagni.

La Chiesa in Corea è cresciuta sulla testimonianza dei martiri. Il popolo coreano ha mostrato nella sua storia una straordinaria forza d’animo: ha attraversato persecuzioni, guerre, povertà e divisioni, sapendo rialzarsi e guardare avanti.

Il martirio nascosto di chi offre la vita giorno dopo giorno

Una tenacia che, illuminata dal Vangelo, è diventata fortezza cristiana, come nella testimonianza del venerabile Tommaso Choe Yang-Eop, secondo sacerdote della storia coreana, ricordato anche da Leone XIV come il “martire del sudore”. Per undici anni, spiega, percorse le strade della Corea per raggiungere le comunità cristiane più lontane, “fino a consumare la propria vita nel servizio”. E’ il martirio, più nascosto, di chi offre la vita giorno dopo giorno. E il nostro tempo, per il Pontefice, ha bisogno proprio di “uomini e donne che abbiano il coraggio di fare il bene anche quando costa”.

Fatevi prossimi di chi è solo, sostenete chi è stanco, cercate chi si è allontanato. Abbiate il coraggio di perdonare, di ricominciare, di dialogare. Il bene non sempre viene riconosciuto e spesso costa fatica, ma è questo coraggio quotidiano della carità che rende credibile il nostro annuncio del Vangelo.

Uomini e donne di riconciliazione

L’invito di Papa Leone a sacerdoti, religiose e religiosi coreani a Roma, è a custodire e alimentare l’amicizia con Cristo, che “ci apre alla fraternità”. Il fatto di provenire da diocesi, istituti, congregazioni ed esperienze diverse, per Leone XIV, permette a loro di fare “di questa diversità una risorsa per la sinodalità”. E una Chiesa sinodale riconosce nell’altro “un fratello e un compagno di strada, mai un concorrente”. E questo è importante in una terra come la penisola coreana, che “porta ancora la dolorosa ferita della divisione.

Per questo vi chiedo di essere sempre uomini e donne di riconciliazione. La pace comincia nel cuore e nei rapporti quotidiani, quando ascoltiamo invece di giudicare, perdoniamo invece di serbare rancore, scegliamo la comunione invece della contrapposizione. Siate uniti e siate artigiani di pace.

Continuiamo ad adoperarci e a pregare, è l’invito del Papa, “perché si aprano nuove strade di incontro e perché il Vangelo della pace possa essere annunciato liberamente in ogni parte della penisola coreana e del mondo”.

Vatican Media.