Il Card. Lazzaro firma la prefazione del libro del Vescovo Stefano Rega "La scommessa perdente"

"Dio chiama sempre attraverso una perdita che purifica"

10 settembre 2026

PREFAZIONE

Ci sono libri che nascono per spiegare e libri che nascono per accompagnare. Questo testo appartiene alla seconda categoria. Non offre teorie sulla vocazione, ma entra nel luogo dove essa accade: il cuore, quello ferito, reale, molte volte non lineare di uomini e donne chiamati da Dio a perdere qualcosa per trovare tutto.

Questo libro è rivolto, in particolare, al cuore del Seminario. Non al luogo, ma al “cuore”, cioè a quella parte segreta dove si decide se un giovane diventerà sacerdote non perché “ci riesce”, ma perché si consegna. Ogni pagina racconta qualcosa che il Seminario non insegna sui libri ma che la vita, la Scrittura e Dio trasmettono nel tempo: che la vocazione non nasce dalla pienezza, ma dalla mancanza; non da chi “ha tutto”, ma da chi lascia che Dio abiti proprio ciò che non controlla.

La Scrittura ci insegna che ogni discepolato è plasmato da sottrazioni: Abramo parte senza sapere dove, Giacobbesi riconcilia dopo aver ferito, Giuseppe perdona ciò che ha subito, Mosè muore sulla soglia. Il Vangelo stesso è la storia diun Dio che salva perdendo: “Chi perde la propria vita, la salverà” (Lc 9,24). Tutte le storie bibliche che aprono i capitoli di questo volume hanno un tratto comune: Dio educa togliendo per generare. Dentro queste figure antiche del testo sacro, le “storie vocazionali” che seguono nel libro ne sono il prolungamento contemporaneo: giovani che scoprono che il vuoto non è un difetto da correggere, ma lo spazio dove Dio plasma; crisi che non sono deviazioni, ma passaggi; ferite che, se accolte, diventano grembo di donazione.

Luca comprende la sua vocazione non quando “funziona”, ma quando vede che Dio lavora nel vuoto che non capisce. Andrea impara che la sterilità non è incompatibile con il sacerdozio, ma ne è la porta. Matteo scopre che essere“secondi” non è una sconfitta, ma un luogo dove Dio ribattezza l’identità. Elia perdona prima di essere mandato; e lì nasce la fecondità. Davide, come Mosè, serve senza varcare la soglia del successo visibile. Simone accetta di “passare”, per lasciare che Dio resti. Marco si spoglia dell’armatura dell’immagine, per combattere come discepolo e non comeperformer. Il Seminario - queste pagine lo ricordano con forza - non è una fabbrica di sacerdoti, ma una scuola di perdita evangelica dove si disimpara la centralità di sé per diventare “pane spezzato”. Qui non si diventa preti perché si dimostracapacità, ma perché si impara a lasciarsi “togliere” ciò che impedisce a Cristo di vivere in noi.

È evidente come le pagine che seguono custodiscano la medesima grammatica: quella della “sconfitta feconda”.Raccontano che Dio non chiama i perfetti, ma i disponibili; non chiede di riuscire, ma di consegnarsi; non promette unavocazione senza ferite, ma una ferita che diventa luogo in cui la grazia prende forma. Queste pagine sono preziose perché non edulcorano la realtà: non presentano vocazioni angeliche, ma uomini veri – con paure, incompiutezze, cadute, ripartenze – nei quali si vede con forza che Dio non agisce quando tutto è in ordine, ma proprio quando qualcosa si spezza e si apre.

Proprio lì, nella mancanza riconosciuta, non rimossa, l’uomo diventa capace di amare, di servire, di donarsi, direstare. Mi unisco al desidero dell’Autore, il Vescovo Stefano Rega a cui va la mia più viva gratitudine, per consegnarloin particolare a due categorie di lettori: ai “chiamati”, perché non si scoraggino quando scoprono di essere fragili; e ai “chiamanti”, perché non si scandalizzino quando vedono che la grazia nasce nel limite, non nella prestazione.

 

Il seminarista che leggerà queste pagine dovrà avere il coraggio di riconoscersi: non quando è forte, ma quando è vulnerabile. La vera “selezione” vocazionale non avviene misurando forze, ma verificando fino a che punto un uomolascia che la grazia agisca proprio dove lui non è padrone. Per questo, insieme al fratello Vescovo Stefano, consegno questo libro, in modo particolare, a te che sei in cammino. Se ti senti manchevole, non temere: sappi che è lì che Diocostruisce; se vivi sottrazioni, non scoraggiarti: sono state la via dei santi; se sei tentato di apparire, spogliati: la Chiesanon ha bisogno di armature ma di verità; se pensi di aver fallito, ricorda Giuseppe: Dio scrive diritto nelle linee spezzate; se temi di non arrivare, guarda Mosè: anche una vocazione “fermata” è una vocazione compiuta se diventa dono.

Dio chiama sempre attraverso una perdita che purifica. Nessuno segue Cristo conservando ciò che era prima. Sidiventa padri spirituali solo passando da figli feriti. È ancora vero, ed è ancora bello: vale la pena perdere per Cristo, perché solo ciò che consegni diventa fecondo. Che queste pagine aiutino a credere che il sacerdozio non è il premio di chi vince, ma il frutto di chi si lascia perdere nelle mani di Dio, che ha a cuore la felicità di ogni suo figlio chiamato al ministero e la salvezza di tutta l’umanità.

Con questa convinzione, affido a Maria il cammino di quanti leggeranno, donna che ha detto “sì” non sapendocome, ma sapendo a Chi. E a voi, seminaristi, sacerdoti, educatori, dico con il cuore: non abbiate paura delle perdite che vi rendono veri. Dio costruisce a partire da lì. La vocazione comincia quando non è più vostra. Buon cammino!

Card. Lazzaro You Heung sik

Prefetto del Dicastero per il Clero