V Domenica del Tempo Ordinario

Congregatio pro Clericis

V Domenica del Tempo Ordinario

Abbiamo visto domenica scorsa che le beatitudini praticamente racchiudono il ritratto di Cristo come compimento della nuova alleanza nella sua persona. Una realtà divino umana. La prima parola che Cristo dice dopo le beatitudini è “Voi siete il sale della terra”. Cioè il sale di questa nuova alleanza, di questa nuova realtà, di questo nuovo modo di essere uomini. In Lv 2,13 sta scritto “Dovrai salare ogni tua offerta di oblazione: nella tua oblazione non lascerai mancare il sale dell’alleanza del tuo Dio; sopra ogni tua offerta porrai del sale”. Il sale come ciò che mantiene e protegge dal guastarsi, ma anche come la qualità, sia dell’offerta che dell’alleanza. Allora il sale è anche la sapienza, tanto che ai Col 4,6 viene detto “Il vostro parlare sia sempre con grazia condito con sale”. Si tratta di un parlare sapienziale, cioè in tutto trovare ciò che conta e ciò che rimane, che non si guasta, che non è corruttibile. Ora che cosa è veramente il sale della terra e il sale della sapienza della vita?

San Paolo in 1Cor 13 fa esplicitamente vedere cosa conta nella vita facendo vedere che noi possiamo offrire i nostri corpi in sacrificio di fuoco… sapere tutte le lingue… ma ciò che rimane è la carità. Perciò è l’amore che dà il vero sapore alla vita, il vero gusto a tutto ciò che si fa. È l’amore quel modo di esistere della Chiesa che fa bene a tutta l’umanità e custodisce nel bene tutto il genere umano. In effetti per avere un cibo saporito non deve essere tutto sale, ma si tratta di una piccola quantità. Perciò è importante che i cristiani prendiamo seriamente la nostra vocazione di essere sale.

Infatti Cristo dice “Se il sale diventa stolto (moranthe) non serve più a nulla e non si riesce più a recuperarlo”, cioè se il cristiano comincia a ragionare non secondo il sale ma secondo il mondo, non trova più il senso del suo essere nel mondo, perciò il mondo lo rifiuta, rigetta e calpesta. Il sale infatti può impazzire solo rinunciando al fatto di essere salato e mischiandosi ad esempio con il dolce. Dunque è essenziale rimanere salati e se ciò che rende salato significa Cristo che vive in noi allora l’unica vera nostra preoccupazione è di rimanere in Cristo e con Cristo. Questo è anche il significato della successiva affermazione “Voi siete la luce del mondo” dove è evidente che Cristo estende il suo modo di esistere su di noi, perché è lui la luce del mondo (Gv 8,12).

Noi siamo la luce se in noi è accesa la vita sua, perchè la vita di Dio è la luce (Gv 1,4), dunque la questione essenziale è la vita. Se siamo abitati dalla vita di Dio, dalla vita del Figlio la nostra umanità diventa luogo della sua rivelazione e luogo dove Dio stesso si comunica agli altri come la luce che illumina e come il sale che custodisce e rende saporito il vissuto.

Ma se noi non ci preoccupiamo di essere abitati della vita divina e mettiamo la nostra attenzione sul nostro impegno e il nostro fare, può accadere anche di fare delle opere buone, ma non saranno mai in grado di suscitare presso la gente l’ammirazione e la lode per Dio Padre nostro che è nei cieli. Il senso della vita del cristiano non è la sua perfezione ma rivelare il Padre e indicarlo ai fratelli.

 

P. Marko Ivan Rupnik