XXVI Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

Congregatio pro Clericis

XXVI Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

Mt 21,28-32

 

La cornice del vangelo di oggi parte dal versetto 12 del capitolo 21 quando Cristo, nel pieno dello scontro con lo zoccolo duro dell’antica Alleanza,  scaccia i mercanti dal Tempio, facendo arrabbiare i sommi sacerdoti e gli anziani. Al versetto 18, con l'esempio del fico che maledice e si secca non producendo frutto, Egli precisa che questa potrebbe essere proprio l'immagine del  Tempio come luogo della religione e della fede che, a causa di quelli che invece di servirlo lo possiedono e lo gestiscono, non produce più niente, non da la vita. È solo capace di produrre divisioni e separazioni e questo è esattamente l'epilogo cui sono giunti: Cristo è l’unione del divino e dell’umano, del cielo e della terra, e sta lì davanti a loro, ma la loro religione continua a far forza su questa separazione perché così si riesce a gestire la gente, creando continuamente nuovi schemi, tipo "primi e ultimi". La parabola di oggi è perciò  geniale perché Cristo vuole sentire da loro cosa pensano su questa distinzione che è opera loro. Loro si consideravano assolutamente e indiscutibilmente i primi, mentre i pubblicani, i peccatori, le prostitute e tutti quelli che non erano capaci di adempiere ciò che loro prescrivevano erano da loro stessi considerati gli ultimi. Quando Cristo chiede "Che ve ne pare?" è già evidente che la parabola è raccontata a loro e parla di loro e che Lui, pedagogicamente, li porta al punto di concludere loro stessi la parabola. Quando conclude con la domanda "Chi dei due ha compiuto la volontà del Padre?" sono loro a rispondere "il primo". Questa versione è in Matteo, proprio perché vuole far vedere che con questa risposta in qualche modo pensano di essere a posto essendo loro i primi.

Dopo di che Cristo aggiunge "i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio". Ma il termine greco non lascia pensare che pubblicani e prostitute semplicemente li precederanno, ma dice che prenderanno il loro posto. Dunque loro rimangono fuori.

  Quelli hanno creduto alla predicazione di Giovanni Battista sulla via della giustizia -parola messianica usata per indicare tra l'altro la via della fedeltà, dell'adesione totale, la via della fede (cf Pr 2; 8,20; 16,31). Loro - i capi dei sacerdoti e gli anziani -  oltre a non aver creduto a Giovanni Battista (e quindi neanche a Cristo che in Matteo è sempre in parallelo) non si sono nemmeno pentiti. Cioè non si sono nemmeno metamélomai (Mt 21, 32) che non indica né un vero pentimento né una vera conversione, ma, piuttosto un dispiacere per non aver fatto bene e per aver insistito sulla propria volontà.  Ed è lo stesso termine che al capitolo 27 viene usato per Giuda. Loro nemmeno questo.

Questa parabola è tra le prime parabole del rifiuto di Cristo e quelli che lo rifiutano sono proprio gli esperti della religione e i loro responsabili e Cristo li porta ad ammettere questo, anche se non se ne rendono conto. Siccome la volontà è possibile compierla solo in un'unione d'amore, un modo di intendere la religione come hanno inteso loro non include questo modo di procedere perciò la loro osservanza di regole e precetti li rende chiusi e ostinati invece di renderli aperti, disponibili e obbedienti alla storia della salvezza che Dio Padre compie nel suo Figlio.

P. Marko Ivan Rupnik