XXII Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

Congregatio pro Clericis

XXII Domenica del Tempo Ordinario - Anno A 

Mt 16,21-27

Dopo che Pietro ha confessato che Cristo è il Figlio del Dio vivente, nel brano del Vangelo di oggi Cristo comincia a spiegare chi Lui è veramente perché ha ben capito che comunque i suoi stessi discepoli hanno travisato e ciò che loro intendono per Messia è ben lontano dalla vera immagine di Cristo. Si mette con forza in evidenza come non si può comprendere la verità del Messia con coordinate umane, neanche con quelle elaborate religiosamente.

Se resta ferma in un certo senso tutta l’attesa dell’Antico Testamento, se la direzione è giusta – Gerusalemme rimane il punto di arrivo – cambia completamente il modo in cui questo si realizza. Gesù dice immediatamente che nel suo cammino verso Gerusalemme dovrà soffrire molto. Da parte degli anziani, che sono quelli che mantengono e gestiscono il mondo economico sociale; e dai capi dei sacerdoti, cioè quelli che custodiscono e mantengono tutta la religiosità, tutto il rapporto dell’uomo verso Dio e gestiscono e interpretano il rapporto di Dio verso l’uomo; e dagli scribi ovvero quelli che gestiscono l’interpretazione dottrinale della legge.

E mentre Cristo comincia a spiegare che questa sofferenza lo porterà alla morte – ma risusciterà, cioè la vita offerta avrà il suo compimento – Pietro da parte sua comincia a proibirglielo, glielo impedisce (cfr. Mt 16,22) e il termine usato è quello stesso epitimao che normalmente gli evangelisti usano per gli esorcismi di Cristo. Cioè Pietro sta dicendo che ciò che dice Cristo è demoniaco, infatti va contro tutta la tradizione di come deve essere il Messia: Dio è onnipotente e la sua gloria è potente, la sua destra è potente, e tutti la vedranno, tutti l’aspetteranno, tutti i nemici saranno posti a sgabello dei suoi piedi. Ed evidentemente tutti quelli che sono con Dio saranno potenti e ricchi e forti.

Ma Cristo lo blocca chiamandolo Satana, perché pensa secondo gli uomini (Mt 16,23). C’è un modo di pensare su Dio, sulla salvezza e sulla vita dell’uomo, sulla verità, che noi vendiamo come puramente umano, ma che ha qualcosa di satanico, che finisce per essere rivolto esattamente contro Dio e dunque contro uomo stesso.

Quando Cristo dice che chi lo vuol seguire “prenda la sua croce” (Mt, 16,24), dice quello stesso “mettiti dietro” che dice a Pietro. La nostra visione della salvezza non può precedere, mettersi davanti a quella di Dio che è Cristo in persona, non è possibile. Ma questo venire dietro è bellissimo, è un’offerta libera, è un’adesione libera, chi aderisce liberamente cammina dietro, fissa lo sguardo su Cristo, lo vede, lo segue. E sta dicendo che chi viene dietro a Lui sarà trattato come Lui. Sta dicendo che chi vive l’umanità da redento, cioè da offerta d’amore e per amore, sarà trattato così, come colui che solleva la croce e si mette in cammino. Questo sollevare la croce ci rimanda allo scenario del condannato che presa la croce si avviava verso il luogo della crocifissione e siccome era uno che portava la sua condanna era beffato, insultato, trattato male. Ma sarà trattato come Lui, sarà risuscitato dal Padre nello Spirito Santo. Perché la vita umana che supera la tomba è la vita vissuta come dono. Dono ricevuto ci rende dono, ci fa vivere per amore. E l'amore rimane in eterno. Questa è la logica della salvezza ed è un radicale capovolgimento della mentalità umana, intelligente che sia.

P. Marko Ivan Rupnik