XIX Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

Congregatio pro Clericis

XIX Domenica del Tempo Ordinario - Anno A 

Mt 14,22-33

 

 

Il brano del vangelo di oggi ci apre a una lettura ecclesiologica.

Gesù ha chiamato i discepoli ad essere con Lui, adesso li costringe a partire mentre Lui si ritira da solo sul monte, nella relazione con il Padre.

Si fa vedere che c’è un passaggio, c’è un momento in cui sembra che il Signore non è presente, che si è da soli, che si sta facendo una traversata,  si ha delle opposizioni,  il  vento contrario, uno spirito del male che si oppone.  La Chiesa si ritrova a vivere la sua missione da sola. E mentre vorrebbe una presenza confortante di Cristo, all’interno delle coordinate di questo mondo, Cristo si fa presente in un modo nuovo, diverso. E benchè i discepoli sulla barca abbiano tutte le coordinate per poter comprendere questa teofania, non sono in grado di farlo. Non riescono a cogliere che è proprio il Signore. A Pietro che in qualche modo lo sfida dicendo “Se sei” Cristo dice: “Vieni!” (Mt 14,28-29).

In forza di questa parola Pietro si mette a camminare sulle acque e va verso Gesù.

La novità della presenza di Cristo nella sua manifestazione diventa per noi l’attrazione, diventa meta del nostro cammino, diventa il superamento di ciò che sarebbe la logica e la legge di questo mondo.  Il modo divino di vivere la natura umana diventa attraente, Pietro desidera anche lui esistere in questo modo. Questa nuova presenza di Cristo, che infatti rivela già una esistenza post pasquale diventa una meta verso la quale si vorrebbe incamminare.

Pietro ha vissuto tanti momenti forti con Cristo ma solo adesso davanti a quello che pare loro un fantasma, ha la forza di camminare sulle acque. Pietro supera la sensazione e si affida alla parola che lo chiama perché infatti già una volta si è affidato e si e incamminato seguendo la Parola che gli era stata rivolta. Ora lui riesce a superare tante resistenze che in diversi brani del Vangelo si notano nelle sue reazioni. Sono reazioni di una mentalità secondo la natura. Ma ora la relazione di affidamento che la parola instaura lo libera dalla dipendenza alla sua stessa natura. Infatti non è nella natura umana camminare sulle acque. Ma è la Parola, cioè la relazione di Cristo che lo fa camminare sulle acque.

Si tratta dunque di essere totalmente liberato e di scoprire una specie di trasfigurazione della propria natura in una realtà nuova, relazionale. È la relazione con Cristo che rende la natura umana quello che veramente è.  Mentre senza questa relazione è una natura pesante che scivola verso la morte, che fa affogare. Anzi è una natura che attira dietro nel morire anche la coscienza di quell’io che è pronto a far tutto per non morire, e scopre la sua impotenza e permanente frustrazione. Mentre la relazione di Cristo riempie la distanza relazionale che si accorcia, che si condensa, tanto che il mare diventa solido, che lui può camminare. Questo è il messaggio forte in questo brano. Cristo è presente nella storia in un modo nuovo e noi in questa storia che viviamo possiamo trovare Cristo lì dove normalmente l’occhio non lo scorge. E possiamo trovare la via di uscita di una situazione fuori dalla logica di questo mondo.,

Perché l’incontro, la via di uscita sarà su un nuovo livello, e quando la storia, il mondo la contrarietà diventa forte e si fa sentire la paura, vengono i dubbi – quelli che faranno affondare il povero Pietro – ,quando cominciamo a gridare per la paura di essere perduti – e Cristo stesso sulla croce ha emesso un forte grido -, allora è il momento della fiducia e dell’amore.

Come le donne davanti a Cristo risorto lo riconoscono e “lo adorano” (Mt 14,33), anche qui i discepoli si prostrarono davanti a Lui, come le donne. Dunque, è la conoscenza del Cristo risorto, la Chiesa che lo adora e lo riconosce, proprio perché ha tirato fuori dal dubbio, dalle onde, dallo sprofondamento il Primo Apostolo.

Dunque: non dubitare, ma fissare lo sguardo su Cristo, su questa nuova esistenza, che non corrisponde né alle leggi, né alla logica della natura di questo mondo, ma è l’affidarsi a quel pasquale “Io sono (ego eimi di Dio), non temete” che rimanda alla relazione d’amore che prevale sulle leggi della natura e la logica di questo mondo. 

P. Marko Ivan Rupnik