XII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Congregatio pro Clericis

XII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

 

Il brano di Vangelo di oggi è tratto dal decimo capitolo di Matteo. È il capitolo della missione. La chiamata degli apostoli, la consegna a loro del potere sugli spiriti immondi e su ogni espressione del male e poi la missione. La missione sarà una prova dura, sarà difatti per gli apostoli un evento pasquale.

Sarà possibile solo in quanto appartengono integralmente al Maestro e lasciano che attraverso di loro parli lo Spirito. Soprattutto quando secondo la natura umana sarebbe il caso di difendersi e di dimostrare di avere ragione. Proprio in questi casi si compie veramente la missione perché il discepolo fa trasparire il Signore e dunque la missione diventa una vera rivelazione.

È la resistenza che incontra il discepolo e persino il rifiuto anche violento che rende esplicita la sua verità. Cioè un’esistenza che non è un “affare” di lui, non è una sua questione ma è mandato. “Come il Padre ha mandato me io mando voi”. Nel profeta Daniele si trova il famoso racconto sulle bestie che governano il mondo. E sarebbe secondo la logica che venendo una più forte domini sulle altre. Ma alla fine viene mandato un agnello che certamente sarà sopraffatto dai violenti ma proprio così rivelerà la miseria di tale esistenza e salva tutti a modo dell’agnello.

Infatti Cristo manda i suoi come agnelli in mezzo ai lupi. Ma ci rassicura che non dobbiamo cedere alla paura perché la nostra persona non si esaurisce nella nostra esistenza corporea. La nostra persona consiste nella vita relazionale che abbiamo ricevuto da Dio e che fa si che noi possiamo offrire i nostri corpi avvolti nell'amore come avviene con il Corpo di Cristo nella santa liturgia. La persona si esprime come esistenza che si compie nell'amore, come dono di se che si consuma nel corpo che diventa l'offerta concreta. Il corpo fa così tanto parte della persona che il Padre lo custodisce perché neanche un capello si perda. Ma se l'asse della nostra esistenza non è la relazione filiale in Cristo allora l'epicentro può apparire nella nostra realtà psicosomatica e dunque cerchiamo di difenderci, di affermare se stessi e di salvare se stessi. In questo modo il nostro corpo non rivela l'altro. E chi pensa che uccidendo il corpo uccide la persona rivela semplicemente la sua misera esistenza. Ma come il corpo ucciso rivela il mistero della persona che si offre, così tutti i martirii nascosti e consumati nelle zone più remote e nelle notti più oscure, in Cristo vengono svelati come manifestazione dell'amore che dà senso a tutto.

Infatti gli apostoli uno dopo l'altro sono le icone di tale missione. E senza dubbio i passi autobiografici di Paolo nelle sue lettere rivelano l'icona per eccellenza di come tutto ciò che l’apostolo incontra nella sua missione diventa occasione della testimonianza e dunque della rivelazione del Signore.

 

P. Marko Ivan Rupnik