Pentecoste – Anno A

Congregatio pro Clericis

Pentecoste – Anno A

Gv 20,19-23

 

Finiscono oggi i 50 giorni della Pasqua, dell’unico giorno. In Giovanni come sappiamo tutto questo accade in un unico giorno, proprio perché è “il giorno”.

E in mezzo al brano che abbiamo sentito c’è questo gesto del “soffiare” di Cristo, termine che ci rimanda immediatamente a quel soffio che Dio fa in Gen 2,7 creando l’uomo e che ci dice che qui adesso, dopo che Cristo è risorto, avviene la creazione dell’uomo nuovo, oppure che è compiuta la creazione come redenzione.

E questo è tutto ciò che viene ripetuto continuamente nel vangelo di Giovanni, nel prologo (1,5) dice che il progetto di Dio conteneva la vita; poi che questa vita è la figliolanza, perché Lui dà il potere di diventare figli di Dio a chiunque lo accoglie.

È curioso che la creazione dell’uomo avviene quando Cristo dà la missione agli apostoli e che dunque la vita ricevuta è dentro una cornice di missione e che questa è proprio la stessa che ha avuto il Figlio di Dio, cioè testimoniare il Padre, testimoniare la verità che è essere figli.

Perciò la missione è la figliolanza, rendere gloria al Padre, far emergere dentro la nostra vita il volto del Padre, il suo amore, partecipando alla stessa missione del Figlio Gesù Cristo, ma in Lui.

Dunque la missione e la vita che riceviamo, la creazione dell’uomo che viene compiuta, sono la stessa cosa, è praticamente un unico evento.

Ed è anche interessante che gli apostoli hanno avuto talmente paura di ciò che poteva accadere che si sono chiusi ed il termine greco che viene usato non vuol dire semplicemente chiudersi a chiave, ma  a sbarre; cioè mettere qualche cosa per bloccare la porta. Cristo dice loro: “non temete” perché l’unica forza per non avere più paura non è farsi coraggio, ma avere una vita nuova, una vita tale che non sperimenta più la paura perché si vive la vita del Figlio. Perché anche  Cristo nel Getsemani quando ha avuto paura non aveva altro sbocco per superarla che il rapporto con il Padre.

Avviene una nuova condizione dell’uomo, non è più la carne. Ciò che è carne è carne. Ora Cristo ha soffiato sugli apostoli e ciò che nasce dallo Spirito è Spirito, è la vita del Padre. È la vita della figliolanza.

Ecco la domanda di  Cristo a Pietro,  tre volte gli chiede se lo ama. Perché adesso l’unica cosa che conta è questa, perché nel vangelo di Giovanni questo è l’unico comandamento.

Per l’uomo nuovo conta solo la vita di questo amore che fa vedere la gloria del Padre, questa nuova esistenza dove dentro la nostra vita dovrebbe emergere un altro, si dovrebbe aprire il  mistero di una umanità che fa emergere la figliolanza, che fa vedere il Padre, dove gli uomini si possano scoprire figli.

Senza questa nascita dall’alto, questo essere rigenerati, nascere da Dio, senza ricevere lo Spirito che ci apre alla partecipazione alla vita divina svelando che avviene attraverso un sacrificio d’amore, mai l'uomo può rivelare il volto misericordioso del Padre è mai potrà vivere una vita che supera la tomba.

P. Marko Ivan Rupnik