Domenica delle Palme - Anno A

Congregatio pro Clericis

Domenica delle Palme – Anno A

Mt 21,1-11

 

Nel Vangelo che si legge all’inizio della celebrazione di questa domenica si parla di Betfage, che significa casa del fico acerbo.  

Ed è curioso che, immediatamente dopo questo episodio, Cristo entra a Gerusalemme, sostituisce il Tempio con se stesso e poi cerca davvero un fico da mangiare ma trova solo questo fico acerbo, senza frutto.

È un’apertura che fa vedere quanto è difficile che veramente il popolo sia in grado di accogliere il Messia. In questa Betfage lui manda due discepoli e dice: “Troverete un’asina con il suo puledro, scioglieteli” (Mt 21,2). 

Questo ci rimanda a Gen 49,10 quando Giacobbe benedice i suoi figli e viene detto che  non gli sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del comando dai suoi piedi finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli. Cioè il Messia. Ma è interessante la frase che segue immediatamente; Egli (Giuda) “lega alla vite il suo asinello, ed a scelta vite il figlio della sua asina” (Gn 49,11).

Cristo fa dunque un segno esplicito: andate e sciogliete, perché adesso è arrivato Colui che fu atteso. Giuda ha legato, ma adesso è venuto il momento di slegare, perché ora lo scettro passa alla sua discendenza vera. Ma che cosa lega Giuda?

L’asino nella Bibbia è immagine della pazienza, dell’umiltà, della mitezza, del servizio. È un animale da lavoro, di servizio. Ed è proprio il servizio che in Giuda viene legato. Perché Giuda sceglierà sempre la strada del potere e della forza, e il servizio viene legato. Ma è proprio del servizio che il Signore ha bisogno (Mt 21,3). È  proprio il Servo tanto ampiamente descritto in Isaia che chiede che si sciolga in Giuda il servizio; che Lui possa essere servo. 

Qui comincia chiaramente e totalmente ad apparire il rovesciamento della logica. Totalmente contraria all’immaginazione legata da generazioni ai tempi messianici, all’attesa di un Messia potente. Viene citato Zaccaria: il tuo Re viene umile e mite, seduto su un’asina (Zc 9,9). Così entrerà il Re della Gloria, obbediente fino alla morte (Fil 2, 8). E questo Re della Gloria farà sparire i carri da Efraim ed i cavalli da Gerusalemme (Zc 9, 10), cioè quelle cavallerie potenti che i re di Giuda ammiravano nei loro vicini, dimenticando che il loro Dio era così potente da aver rovesciato cavalli e cavalieri e averli affogati nel mare. Ma ora si sta rivelando con un asino e il popolo non può capire. Se il gesto dei discepoli che mettono il mantello sull’asina indicherebbe che abbiano capito – e sappiamo che in realtà neppure loro hanno ancora capito -  chi è il Messia e stanno così esplicitano di aderire al suo servizio, perché questo è il significato reale del gesto, la gente che invece stende i mantelli per strada, sulla terra dove poi cavalcava il Re dice il bisogno di sudditanza, di sottomissione a un Re messianico, potente, da cui il popolo ama essere governato, per avere uno potente da cui essere protetto. Uno che sarà anche la mia potenza.

La domanda oggi è allora quale è la nostra visione di Dio, qual è la nostra visione del Messia, della salvezza. È legata a una vita brillante, a un Dio onnipotente che elimina ogni difficoltà o va nella direzione di Cristo che è totalmente un’altra, della totale  abnegazione della volontà, del totale affidamento al Padre.

Tutto è capito male ma tutto sta dicendo la verità. Persino il bacio di Giuda. Un gesto totalmente pervertito, da un uomo assolutamente venduto, indica chi è il Salvatore del mondo. E tutta la passione è così, un lato totalmente tragico e la rivelazione di Dio attraverso questo passaggio umiliante.

La quaresima si è aperta con le tentazioni che fanno vedere come il diavolo propone il versante vittorioso, facile; ora l’ingresso a Gerusalemme, l’ingresso nella Passione fa vedere il versante perdente. La Pasqua è il versante perdente per la logica umana, ma qui in questo rovesciamento della nostra mentalità, su Dio, sul Messia, sulla salvezza, sulla via di realizzarla, qui sta tutta la ricchezza della vita dell’uomo secondo Dio.