II Domenica di Quaresima – Anno A

Congregatio pro Clericis

II Domenica di Quaresima – Anno A

Mt 17,1-9

 

Questo episodio si colloca “sei giorni dopo” l’annuncio della passione che Cristo fa agli apostoli in cammino con lui verso Cesarea di Filippo (Mt 16,13-16).

Lì si è reso evidente che una mentalità pasquale è ancora del tutto estranea.

Adesso Gesù prende Pietro, Giacomo e Giovanni, gli stessi tre che poi si ritroveranno al Getsemani, e li porta sul monte; il monte è il luogo della rivelazione di Dio, dove Dio si comunica, si fa conoscere, dove Dio si fa vicino. Li porta sul monte affinché acquisiscano uno sguardo diverso, lo sguardo di Dio sulle cose, sulla storia, sugli eventi. Tanti Padri dicono che la Trasfigurazione consiste solo nel cambiamento avvenuto nello sguardo degli apostoli; a Cristo non è successo nulla, mentre sono gli apostoli che cominciano a vedere il volto del Signore così come lui è veramente.

Mosè ed Elia sono due personaggi che a loro volta erano saliti sul monte, avevano vissuto un’intimità con Dio. Uno rappresenta la Legge che confluisce a Cristo dove sarà compiuta, l’altro la profezia che Cristo realizzerà nella storia.

Metamorfosi, trasfigurazione secondo il significato etimologico stretto significa vedere oltre le forme, oltre la figura, andare oltre, uno sguardo che penetra, che vede attraverso. La cultura ha poi ridotto il significato a un cambiamento di forma ma è ben più di questo. Cristo non ha cambiato assolutamente nessuna forma. La questione è quella della luce, è l’unica cosa che fisicamente viene descritta; “Fu trasfigurato” - cioè non è Cristo che si è trasfigurato, ma Egli viene trasfigurato, e: “Il volto brillò e le vesti erano candide come la luce” (Mt 17,2).  La questione è di vedere le cose nella luce giusta, quando questa opacità nostra, che è il corpo, questo velo che il peccato ha reso opaco, torna ad essere trasparente e fa emergere ciò che è la verità della persona.

Perciò Pietro può dire che è bello essere lì. Anche se non ha capito molto, ha intuito che è bello. E la bellezza significa proprio questo vedere dentro una cosa un’altra più profonda e più bella, un’apertura. La seduzione della passione ti inchioda sul corpo e il corpo ti inchioda sull’io, la solitudine totale, la chiusura assoluta.

E questo è ciò che Cristo vuole dire agli Apostoli, di guardare oltre proprio quando vedranno la sua carne martirizzata, afflitta, derelitta, derisa. Vedere lì che Lui fa questo per amore del Padre, che dietro c’è il volto del Padre, c’è la figliolanza. Cristo sul monte appare vestito di figliolanza e gli apostoli riescono per un istante a vederlo come Figlio. Ciò che sempre succedeva quando Lui saliva sul monte.

Ci vuole veramente uno sguardo nello Spirito, ci vuole un lavacro nello Spirito affinché siano lavati gli occhi e si possa vedere veramente.

Noi siamo rimasti un po’ vittime della convinzione che la perfezione individuale è la perfezione formale. Ma non giova a nulla se non c’è una luce che passa attraverso le opere buone. “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (cfr. Mt 5,16).

La Trasfigurazione è vivere in tutto ciò che si è questa figliolanza, questo è il senso. Uno può stare nel fango assoluto ed è immerso nella luce. Capace di vedere oltre, di vedere trasparenti le cose opache, di perdere totalmente lo sguardo passionale. Quando il cristiano è maturo? Quando trova Cristo in tutto, quando vede che Cristo è il punto di tutto. Tutto converge a Cristo ed in Cristo si apre al Padre. Un orizzonte sconfinato.

Non serve allora cercare continuamente di cambiare la nostra vita, di trovare la nostra nicchia, dove staremmo bene. No, serve invece avere quello sguardo che coglie, lì dove siamo, come quella situazione è proprio il luogo ideale per vivere da figli.

Ognuno di noi sa molto bene dove sono le cose opache, dove c’è la passione che vuole inchiodarci in qualche punto: che solo io vedo, solo io sento e solo io penso.

Ecco, oggi la Festa della Trasfigurazione nel cammino quaresimale ci aiuta proprio a distogliere lo sguardo da questo e vedere come attraverso le cose, anche sporche di polvere, di ferite, di sangue, traspare una luce che non viene da questo mondo, ma dal rapporto tra il Padre e il Figlio.

 

P. Marko Ivan Rupnik