VII Domenica del Tempo Ordinario

Congregatio pro Clericis

VII Domenica del Tempo Ordinario

Mt 5,38-48

 

Il Vangelo di oggi si inserisce nella scia di ciò che in generale abbiamo detto per il discorso della montagna. Cristo descrive il suo autoritratto. Descrive l’umanità del Figlio di Dio. 

Davanti alla logica dell’occhio per occhio e dente per dente – che era espressione di una giustizia di reintegrazione proporzionale del diritto leso invece della rappresaglia e della vendetta smisurata  (Es 21,23-35) - Cristo dice di non provare neanche a entrare in questa logica del male, perché appena entri sei già dentro, non sei più libero. Non opporti al malvagio perché diventi soggetto della natura che esige vendetta o almeno una giustizia riparatrice. Quando una volta si è sfiorati dal male la natura umana reagisce e non permette che tu ti lasci fare dagli altri. 

Questo è nella nostra natura ma Cristo con la sua vita ci fa vedere come è la natura quando viene vissuta in modo filiale. Non reagire dunque agli impulsi ma “A chi ti percuote sulla guancia destra, porgi anche l’altra”. Gli schiaffi si danno normalmente sulla guancia sinistra, a parte i mancini. E quando si dà sulla guancia destra è un manrovescio, è un disprezzo assoluto, è proprio un’offesa. E quest’offesa veniva ripagata con un mese di salario. Invece Cristo dice che a chi ti ha offeso tu ora fai così: che ti possa dare uno schiaffo come si deve. Cioè adesso portalo alla normalità, ovvero a non reagire alla logica dell’offesa. Sta parlando dell’uomo libero.

“Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico” è altra espressione istintiva della natura umana. Il prossimo in ebraico viene detto Rèah, che significa quello del tuo gruppo. Cioè il collega, l’amico, il fratello...quello col quale stai, quello che è della tua parte. Quello ami. E poi si vede che si è arrivati ad un’interpretazione che quello che è dall’altra parte si può odiare. Cristo va oltre. Ma amare i nemici, pregare per chi ci perseguita, l’uomo non riesce a farlo. Questo è solo da Dio. Solo da Dio perché Dio non ha nemici. San Paolo lo precisa molto bene, in Rm 5,10: “Quando eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo”; e prima ancora dice: “Quando eravamo peccatori Cristo è morto per noi” (Rm 5,8).  Lui sta descrivendo veramente sé stesso, perché è Lui questo Figlio donato nelle mani dei nemici, nelle mani dei peccatori, pecora muta, Agnello che assorbirà il male ma non reagirà al male perché Lui è con il Padre. La figliolanza lo assorbe così tanto che non diventa mai, neanche per un istante, soggetto della natura umana che vorrebbe una vendetta, che vorrebbe una difesa. Lui rinuncia ai propri diritti. L’uomo Gesù rinuncia ai diritti umani a causa della figliolanza, a causa dell’amore del Padre, lì è assorbito totalmente ed integralmente. E perciò non diventa mai soggetto di questi desideri di vendetta, di giustizia retributiva. Lui rivela così lo splendore dell’uomo nuovo, dell’uomo Figlio di Dio. Per noi questo non può essere opera di un imperativo morale, di una scala di valori o del semplice impegno di imitare Cristo, ma dipende solo dal grado di identificazione con Cristo. Solo chi essendo in Cristo vive una identificazione nell’amore può seguirlo nel non accettare la logica del male.

 Così bisogna intendere anche il “siate perfetti”, che non è assolutamente riferito al piccolo mondo individuale della mia perfezione, come una forma perfetta cui aderire. Perfetti era semplicemente il titolo per i cristiani, di quelli che fanno parte del Corpo del Figlio. Quelli che sono nel Figlio, che partecipano alla sua stessa vita sperimentano la perfezione come  figliolanza, come amore con il Padre e con i fratelli, e non hanno nemici. Infatti l’amore del Padre fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. La perfezione è partecipazione a questo amore, che però proprio il Figlio ha realizzato nella sua umanità solo nel mistero pasquale. Infatti nel mistero pasquale noi possiamo scoprire il vero senso  di tutte le ferite che abbiamo raccolto lungo gli anni della vita. 

Il vero senso della nostra realtà umana viene decifrato solo in quel modo di viverla che si è realizzato in Cristo perché lì si dischiude tutta la verità dell’uomo. 

 

P. Marko Ivan Rupnik