Intervento del Sig. Dante Vannini - Presidente dell’International Serra Club

Dante Vannini
Sig. Dante Vannini

Eminenza Reverendissima, Eccellenze, Monsignori e Reverendi Sacerdoti, giunga a tutti voi, riuniti in questa importantissima assise congressuale, il saluto mio e di tutti i serrani del mondo che mi onoro di rappresentare quale Presidente Internazionale.

            S. E. il Cardinale Stella ha per il nostro movimento un’attenzione che supera di gran lunga i nostri scarsi meriti e ci dà questa preziosa occasione di rendere presenti i laici coinvolti nella Pastorale Vocazionale, di essere conosciuti e di apportare il nostro modesto contributo alle riflessioni ce animano quello che, grazie al graditissimo invito ricevuto, posso chiamare con gioia il nostro convegno.

            Il nostro movimento si ispira e prende il nome da Junipero Serra, Missionario francescano spagnolo conosciuto come l’Apostolo della California, da lui evangelizzata nel corso del 1700, fondando, da San Francisco a Los Angeles, quelle che oggi sono fra le principali metropoli della costa orientale degli Stati Uniti, nazione che le onora fra i padri della patria. Proprio a Washington, nel settembre 2015, ero presente, con tanti serrani provenienti dai cinque continenti, alla Canonizzazione di San Junipero molto voluta da Sua Santità Papa Francesco durante la sua visita apostolica in America.

Vocazione e missione del laico

            Proprio dalla spiritualità di San Junipero, Missionario sulla frontiera dell’evangelizzazione, voglio partire per la riflessione che mi è stata affidata sul ruolo dei laici nella Pastorale Vocazionale. Di mestiere, nella vita, ho sempre e solo fatto il dirigente d’azienda, girando il mondo come ora, per il Serra, continuo a fare; perdonerete se i miei concetti non avranno troppa dottrina. Vi assicuro, però, che vengono dal mio cuore e derivano dalle mie esperienze.

            San Junipero era un consacrato ed un missionario: “Vocazione” e “missione” sono come due facce di una stassa medaglia. Non si ha, nella Chiesa, “vocazione senza missione” e “missione senza vocazione”. L’una e l’altra si richiamano a vicenda e l’una diventa verifica dell’altra. “Dio chiama me e manda me – affermava Giovanni Paolo II e ripeteva Benedetto XVI- come operario nella sua vigna: chiama me e manda me a lavorare per l’avvento del suo regno nella storia[1]”.

            Ed è davvero interessante, dal punto di vista della formazione dei laici, riprendere coscienza non solo della stretta correlazione tra vocazione e missione, ma della personalizzazione di questa duplice e unica “identità” nella vita del cristiano: la vocazione è missione personale.

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[1] Giovanni Paolo II, Esort. Apost. Chirstifideles Laici (30 dicembre 1988), 58.

 

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