Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti al Convegno Internazionale di Pastorale Vocazionale

Santo Padre CFV

Signori Cardinali,
Cari fratelli Vescovi e Sacerdoti,
fratelli e sorelle,

vi accolgo con gioia al termine del vostro Convegno, organizzato dalla Congregazione per il Clero, e ringrazio il Cardinale Beniamino Stella per le cortesi parole rivoltemi a nome di tutti.

Vi confesso che ho sempre un po’ di timore nell’usare alcune espressioni comuni del nostro linguaggio ecclesiale: “pastorale vocazionale” potrebbe far pensare a uno dei tanti settori dell’azione ecclesiale, a un ufficio di curia o, magari, all’elaborazione di un progetto. Non dico che questo non sia importante, ma c’è molto di più: pastorale vocazionale è un incontro con il Signore! Quando accogliamo Cristo viviamo un incontro decisivo, che fa luce sulla nostra esistenza, ci tira fuori dall’angustia del nostro piccolo mondo e ci fa diventare discepoli innamorati del Maestro.

Non a caso avete scelto come titolo del vostro Convegno “Miserando atque eligendo”, la parola di Beda il Venerabile (cfr Om. 21: CCL 122,149; Liturgia Horarum, 21 sept., Officium lectionis, lectio II). Voi sapete – l’ho detto altre volte – che ho scelto questo motto facendo memoria degli anni giovanili in cui sentii forte la chiamata del Signore: non avvenne a seguito di una conferenza o per una bella teoria, ma per aver sperimentato lo sguardo misericordioso di Gesù su di me. E’ stato così, vi dico la verità. Dunque, è bello che siate venuti qui, da molte parti del mondo, a riflettere su questo tema, ma, per favore, che non finisca tutto con un bel convegno! La pastorale vocazionale è imparare lo stile di Gesù, che passa nei luoghi della vita quotidiana, si ferma senza fretta e, guardando i fratelli con misericordia, li conduce all’incontro con Dio Padre.

Gli evangelisti evidenziano spesso un particolare della missione di Gesù: Egli esce per le strade e si mette in cammino (cfr Lc 9,51), “percorre città e villaggi” (cfr Lc 9,35) e va incontro alle sofferenze e alle speranze del popolo. È il “Dio con noi”, che vive in mezzo alle case dei suoi figli e non teme di mescolarsi alla folla delle nostre città, diventando fermento di novità laddove la gente lotta per una vita diversa. Anche nel caso della vocazione di Matteo troviamo lo stesso dettaglio: prima Gesù esce di nuovo a predicare, poi vede Levi seduto al banco delle imposte e, infine, lo chiama (cfr Lc 5,27). Possiamo soffermarci su questi tre verbi, che indicano il dinamismo di ogni pastorale vocazionale: uscire, vedere, chiamare

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