Convegno 50° anniversario della Optatam Totius e della Presbyterorum Ordinis

Conclusioni dell'Em.mo Sig. Card. Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero

Prefetto
S.Em. il Sig. Card. Beniamino Stella

Eminenze, Eccellenze, Sacerdoti e voi tutti che a vario titolo avete preso parte a questo Convegno,

a conclusione di queste due intense giornate di ascolto e riflessione, dedicate a temi connessi alla vocazione e alla formazione dei sacerdoti, nonché alla loro vita e al loro ministero, molto semplicemente, il mio primo pensiero è di viva gratitudine.

Siamo in primo luogo tutti grati a Papa Francesco per l’incoraggiamento e per le parole che ci ha rivolto stamattina, quando ha ricordato il rapporto fondamentale di servizio, che esiste da sempre, tra i sacerdoti e tutti gli uomini. Citando Presbyterorum ordinis, n. 3, il Santo Padre ha ricostruito in modo unitario e relazionale la “parabola esistenziale” del sacerdote “preso fra gli uomini”, “costituito in favore degli uomini” e presente “in mezzo agli altri uomini”. In modo unitario, perché la vocazione al sacerdozio si innesta nell’umanità del chiamato, e in essa prende la sua forma concreta nell’esercizio del ministero ordinato; e Papa Francesco ha ribadito che deve trattarsi di una umanità “pacificata”, per non far pagare ai fedeli le “nevrosi” dei preti. Ma anche in modo relazionale, perché ogni momento della vita di un sacerdote, sin dalla prima scoperta della vocazione, è vissuto in relazione, con Dio e con gli uomini, e a questa relazione è finalizzato; occorre diffidare – ci ha detto Papa Francesco – di quei seminaristi e di quei preti rigidi e “fondamentalisti”, incapaci di provare e di trasmettere gioia.

Desidero poi manifestare la gratitudine mia e dei Collaboratori nei confronti dei Relatori, che hanno arricchito queste giornate con la loro esperienza e le loro competenze specifiche, anche affrontando lunghi viaggi per raggiungere Roma. Essi hanno mostrato la costante attualità e il bisogno di ulteriore attualizzazione dei due documenti conciliari, che abbiamo celebrato in questi giorni, ponendoli nella giusta luce; non monumenti di un glorioso passato, da guardare con ammirazione, ma ormai estranei alla vita odierna della Chiesa, ma radici solide, dalle quali i documenti e le iniziative ecclesiali degli ultimi cinquanta anni, in tema di formazione e sacerdozio, traggono alimento e sostegno.

I vari Relatori hanno mostrato come varie intuizioni dei due documenti conciliari si sono rivelate preziose nel tempo e come numerose ipotesi di lavoro sono divenute convinzioni comuni e condivise. Penso innanzitutto a una concezione della formazione che sia unitaria, mantenendo l’unità e la continuità tra la formazione iniziale e quella permanente, e integrale, evitando cioè di identificarla con il solo percorso accademico degli studi; questo è di fatto lungo tanti anni nella storia recente, con frutti non sempre positivi. In modo particolare – se mi è permesso riferirmi a una relazione concreta – è stato presentato un esempio di formazione permanente, fondata su tre pilastri portanti della vita sacerdotale: impegno in un serio ritiro annuale, partecipazione a una comunità sacerdotale, elaborazione e fedeltà a una regola di vita.

Ricordo volentieri anche la costante menzione della necessità di contestualizzare sempre il presbitero all’interno di un presbiterio, evitandone una visione “individualista”; è questa una delle principali sottolineature di Presbyterorum ordinis, che di norma parla di presbiteri, al plurale, per liberare la figura presbiterale dall’individualismo, e presenta il presbiterio come realtà teologica, derivante dalla profonda comunione tra coloro che ricevono il sacramento dell’ordine – in celebrazioni partecipate da un intero presbiterio diocesano – al servizio della stessa diocesi. Grazie a tale sensibilità anche il tema della “fraternità sacramentale” concretamente vissuta, spesso anche con fatica e sacrificio, è stato riconosciuto e presentato come fondamentale per i preti di oggi.

Un’ultima menzione desidero poi fare di quel prudente “atrio” della formazione seminaristica che è costituito dalla fase propedeutica, abbozzata nella Optatam totius, sperimentata all’interno dei cammini formativi di molte Chiese nel corso del tempo e per questo ora ormai prossima a entrare come una necessità nella nuova Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis; nel testo in elaborazione vorremmo porre esplicitamente anche la durata, di almeno un anno. Sono solo alcuni esempi, che testimoniano la ricchezza dei contributi che ci sono stati offerti in questi giorni.

Un altro ringraziamento va infine a tutti voi che avete partecipato al Convegno, in forza del vostro specifico interesse ai temi connessi alla formazione e al ministero dei presbiteri; tra voi ci sono Vescovi, rettori, formatori e sacerdoti studenti. Ma ciò che più mi ha colpito è la vostra provenienza da tanti Paesi del mondo, da Chiese di tutti i continenti; ciò ha fatto di questo convegno un evento veramente ecclesiale e universale. Insieme avete ascoltato, vi siete conosciuti e vi siete confrontati, avete approfondito un dialogo anche con la Congregazione per il Clero, che, in varie forme, potrà proseguire; il Dicastero non desidera altro che questo tesoro di relazioni umane, fatto di volti conosciuti e accoglienti, possa essere uno dei frutti di questi giorni.

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