Approfondimenti

Ai sacerdoti circa la pastorale in condizioni di guerra

Major-Archbishop of Kyiv-Halych
L'Arcivescovo Maggiore di Kyiv-Halych

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Vincere il male con il bene: consigli pratici ai pastori

La nostra risposta alla situazione nel Paese deve essere il doppio zelo pastorale, il servizio sacerdotale al quale siamo chiamati come pastori nella Chiesa di Cristo. Tra le pratiche della vita cristiana bisogna porre in rilievo quelle più importanti: la preghiera, il digiuno e l’elemosina:

-         “Il cavallo è pronto per il giorno della battaglia, ma al Signore appartiene la vittoria” (Pr 21, 31). Sapendo questo, l’uomo spirituale, il credente pone sempre e in tutte le condizioni la preghiera al primo posto, - l’invocazione a Dio per la grazia e la liberazione dal male. Oltre ad adempiere le indicazioni dei Vescovi eparchiali ricordiamo ai nostri pastori le disposizioni circa la preghiera per l’Ucraina che sono state emesse in precedenza. Si tratta in particolare della preghiera quotidiana per l’Ucraina alle ore 21.00 che bisogna fare nelle nostre chiese, nei monasteri e nelle case dei nostri fedeli. Dopo ogni Liturgia continuiamo a pregare l’inno ecclesiale “Dio grande, unico”. Lodevole è la pratica, che è opportuno divulgare, dell’orazione perpetua, quando le comunità parrocchiali, religiose e di preghiera si dividono tra i partecipanti le preghiere durante la giornata in modo tale che la preghiera per l’Ucraina sia fatta incessantemente. Ricordiamo che la fedeltà nella preghiera è un nostro santo dovere e un debito cristiano verso i militari, che sono disposti a donare la propria vita per il proprio popolo e lo Stato.

-         Bisogna rafforzare la preghiera con il digiuno, sacrificando per questo un giorno alla settimana, secondo la divisione dei giorni di digiuno proclamati precedentemente nelle eparchie e negli esarcati d’Ucraina.

-         Bisogna fare opere di misericordia ed invitare i fedeli a farle. Quello slancio di bontà e di amore cristiano che ultimamente si è manifestato tra gli adulti ed i giovani nel vasto movimento di volontariato, è un grande dono per il nostro popolo e un segno di speranza per la vittoria della forza del bene sulle forze delle tenebre che sono entrate nelle nostra terra. È importante che il sacerdote sia colui che è capace di accendere le persone al servizio disinteressato, egli stesso darà esempio di una tale posizione benevola e indicherà diverse possibilità di volontariato là, dove c’è più bisogno.

-         San Paolo esorta i destinatari in una delle sue lettere: “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto” (Rm 12, 15), mostrando l’importanza di vivere insieme gli eventi gioiosi e quelli tristi nella vita della comunità cristiana. Veramente, nelle condizioni attuali è particolarmente importante far sentire ai bisognosi la nostra vicinanza, l’appoggio e la compassione. Pertanto nel contesto degli incontri di preghiera o dopo di essi, bisogna creare un’occasione alle persone per stare insieme, per esprimere le proprie pene, affinché essi percepiscano la forza guaritrice della preghiera, della Parola di Dio e la presenza compassionevole dei fratelli nella fede. Nel contempo, è opportuno dare a coloro, ai quali la guerra ha toccato direttamente, la possibilità di un dialogo non forzato (ad esempio “bevendo un té), ma il sacerdote deve condurre dialoghi in modo tale che non si trasformino in un meccanismo per la divulgazione del panico.

-         È importante svolgere le preghiere per i defunti, affinché le persone vivano il lutto insieme e non in solitudine.

-         Bisogna rivolgere un’attenzione particolare alla divulgazione irruente dell’abuso di alcool in questo tempo di inquietudine. Particolarmente sensibili a questa sciagura sono coloro che hanno partecipato alle operazioni militari. Il sacerdote deve ricordare che l’alcolismo è una malattia incurabile pericolosamente mortale, che causa alla persona un male non minore rispetto alla pallottola del nemico, e diventa una grande disgrazia per la sua famiglia e per tutta la società. L’abuso di alcool non è solo un mezzo per allontanare il disordine stressante post-traumatico, ma al contrario lo approfondisce. Dobbiamo in ogni modo propagandare uno stile di vita sobrio, dare l’aiuto dovuto ai dipendenti, divulgare i movimenti di sobrietà nella nostra Chiesa, incoraggiare a sacrificare per il bene del prossimo la rinuncia personale all’abuso di alcool, iscrivendosi al Registro parrocchiale della sobrietà.

-         C’è ancora un attuale problema, sul quale è opportuno vigilare. Si tratta della tendenza delle persone, deboli nella fede, di cedere a diversi tipi di pratiche occulte per il “chiarimento delle questioni sconosciute”: il luogo per ritrovare i dispersi, la previsione sulla fine della guerra, ecc. In caso di pericolo e angoscia alcuni cercano risposte semplici a domande difficili, soluzioni economiche a situazioni difficili. Pertanto ricordiamo che in nessuna situazione, persino la più difficile della vita personale o comune può giustificare il cedimento alle forze del male, poiché tali azioni sono un dialogo diretto con il diavolo, ed esse non favoriscono in modo alcuno la vittoria sul male, ma al contrario lo moltiplicano. Invece, adesso come non mai è necessario rivolgersi all’unico Dio, in piena fiducia verso di Lui e appoggiandosi alla sua forza liberatrice e la grazia guaritrice.

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